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    November 07

    Ricetta

    Propongo una deliziosa ricetta "Pennette al pistacchio"
    Dunque: Ingredienti...................
    Mah......meglio proporvi una video ricetta :-)
     
     
     
    November 01

    Commem dei defunti

    Wszystkich_swietych_cmentarz
    In questi giorni freddi di primi novembre ricordiamo i nostri defunti e posto una omelia al quale mi ha fatto tanto riflettere.
     
    Festa di tutti i Santi e memoria dei morti sono un’unica grande festa in cui si celebra il mistero della vita eterna di Dio. La coincidenza della domenica evidenzia un altro elemento: la morte come Pasqua, cioè PASSAGGIO dalla vita terrena alla vita eterna fondato sulla vita di Gesù Cristo, il Risorto, il vivente che ci assicura: “Questa è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna”.

    La liturgia ci invita oggi a PREGARE PER e CON i nostri fratelli defunti, ma anche a riflettere sul dramma della MORTE e sul MISTERO con cui la fede ci invita a vederla.

    La MORTE rimane uno SCANDALO, una condizione angosciante che inutilmente la società cerca di NASCONDERE in tutti i modi e che anche noi cerchiamo di allontanare, incapaci di accettarla, incapaci di dargli significato, incapaci di porre i nostri figli o nipoti o noi stessi di fronte ad una realtà INEVITABILE con cui tutti, prima o poi, dovremmo fare i conti.

    Siamo più che mai impreparati ad affrontare questa evenienza (nonostante il fatto che l’unica cosa certa della vita, dice un noto detto popolare, sia la morte). Non per niente ci siamo subito adeguati alla nuova moda di sbeffeggiare la morte (e i morti!) con la festa di Halloween.

    Eppure riflettere sulla morte significa, già a livello umano, ricordarci che siamo tutti mortali, che tutto passa e finisce, che ciò a cui oggi siamo terribilmente attaccati presto o tardi dovremo lasciarlo e ci risulterà allora di poco aiuto, di poca importanza. La morte ci aiuta a relativizzare molte cose e a concentrarci su ciò che realmente conta. In maniera paradossale la morte illumina la vita, così come il dolore e la malattia ci rendono più consapevoli del valore della salute, del benessere, che daremo per scontato.

    La morte è allora la fine o piuttosto un nuovo e definitivo inizio? La morte, ci dice la Scrittura , è come un PARTO: doloroso, ma che apre ad un’altra vita.

    Anche di fronte alla fede la morte assume apparentemente la dimensione dello scandalo: “se tu fossi stato qui – dice Marta all’amico Gesù- mio fratello Lazzaro non sarebbe morto”. Marta ha fede in Gesù, eppure si sbaglia. E noi, con lei, ripetiamo: in questa malattia del mio familiare, dov’è Dio? Se Dio esiste, perché questa morte innocente?

    Siamo parte della NATURA e come ogni cosa vivente siamo anche noi destinati a vivere le diverse stagioni (non per niente viviamo questa commemorazione all’interno dell’autunno) e a morire. Dio è qui, sempre, ma non come esenzione dalla morte. Gesù non ha mai promesso ai suoi amici che non sarebbero morti. Per lui il bene più grande non è una vita lunga, un infinito sopravvivere; l’essenziale non sta nel non morire, ma nel vivere già una vita risorta.

    Se crediamo in Gesù, cioè se come lui (e con lui) amiamo concretamente e gratuitamente, l’eternità è già entrata in noi: il Signore ci chiede di avere più paura di una vita vuota, sbagliata, inutile (cioè, in fondo, una vita che è già morte) che della morte stessa. Nulla di esterno può separarci dall’amore di Cristo e Cristo è con noi per farci entrare in Dio, fonte di vita eterna.

    Il nome Gesù significa “Dio salva” e salvare significa conservare. Per sua precisa volontà nulla andrà perduto, non un affetto, non un bicchiere d’acqua fresca dato per amore. Non solo: anche la parola AMORE ha una etimologia particolarmente significativa: è una parola composta dall’A privativo e dalla parola latina MORS, morte: amare è negare la morte, è non far morire, è dare vita. Dio è amore proprio perché non permette che la morte sia più forte di Lui: ci apre alla sua stessa vita, ci dona una vita eterna e ci dice che l’amore è più forte della morte e tutto ciò che abbiamo vissuto come amore rimane in eterno. “Passa questo mondo – recita una vecchia canzone- passano i secoli, solo chi ama non passerà mai”.

    Il cuore della nostra fede è proprio la Resurrezione di Gesù Cristo radicata nel suo atto di amore estremo, il dono per noi della sua vita. Scrive San Paolo: “Se Cristo non fosse risorto vana, inutile è la vostra fede”. Ma se è Risorto allora l’amore vince davvero la morte e i rapporti con i nostri cari, fondati sull’amore, sono eterni.

    San Cipriano ci ricorda che come cristiani non dovremmo piangere per i nostri fratelli defunti “perché sappiamo che non sono perduti, ma solo partiti prima di noi: ci hanno lasciato come dei viaggiatori, dei navigatori, per precederci…Non diamo occasione ai pagani di rimproverarci a causa dei nostri lamenti su coloro che affermiamo essere vivi presso Dio, come se fossero annientati e perduti”.

    Non si tratta di una fuga dalle responsabilità di questo mondo, ma piuttosto del motivo più forte per impegnarci a vivere rapporti autentici, con Dio e con gli altri, fondati sull’amore. Altrimenti siamo già delle persone morte dentro a cui il momento della morte fisica decreterà solo la conclusione di ciò che non siamo mai stati.

    Chiediamo al Signore di renderci persone vive, capaci di amare, di perdonare, di costruire rapporti autentici che diano significato alla nostra vita e ci aprano all’eternità.